SOMETHING LIKE THIS, FIRENZE, 2014

Giulia Brivio, Ermanno Cristini, Oppy De Bernardo, Aldo Mozzini

Tre artisti e un critico per una mostra dove l’opera è altrove, in un altro spazio più o meno dirimpetto e la si può intravvedere tramite un cannocchiale. “Intravvedere” però è una cosa diversa rispetto alla fessura duchampiana di Etant donnés. Là è uno stringere il campo della visione fino al limite, qui è piuttosto un allargare fino al limite: si fa ricorso ad una protesi, ad un qualche cosa che prolunga la capacità di visione e, sola, crea la condizione perché si possa vedere.

 

Questa è la seconda tappa, dopo la prima a Novella Guerra, ad Imola, del progetto Prière de Toucher, interamente dedicato alle pratiche di nascondimento. Anche in questo caso affido a terzi il compito di celare. Infatti è di due artisti, Oppy De Bernardo e Aldo Mozzini che lavorano spesso insieme con installazioni molto visibili, la risposta del cannocchiale. Qui, di contro alla presenza “ingombrante” dei loro abituali interventi, li ho invitati a nascondere. Quel dispositivo è la loro opera, la quale prende senso solo in rapporto alla mia opera nascosta, la quale a sua volta funziona da dispositivo nei confronti del lavoro di Aldo e Oppy, in un gioco di rotolamenti quasi circolare.

 

Questa circolarità è sottolineata dallo spazio in cui l’azione si svolge, lo spazio di Something Like This a Firenze. Si tratta di un cortile sul quale si affacciano, su due lati diversi, Something Like This e la casa di Lisa Batacchi, che lo dirige. Il cortile vive nel mezzo di queste due polarità attraverso le quali circola la vita di Lisa nel continuo passaggio dal suo “privato” al suo “pubblico”. Il cortile, dunque, come luogo di relazione, con sé stessi e con gli altri. Di nuovo un rotolamento nel quale scivola, senza soluzione di continuità, il rotolamento di Prière de Toucher.